Italida ha commentato il post precedente (prelibatezze) accostando il fotoritocco che applico (o come dice lei, che non applico) ai miei scatti ad alcuni tratti del mio carattere. E’ un tema intrigante, oltre che interessante, tanto che mi ha fornito diversi spunti di riflessione. E per questo, la ringrazio.
Appena lessi le sue parole, la prima cosa che ho pensato fu: “ha ragione”. Su tutto direi. Mi ritengo moderato e pacato e molte delle persone che mi conoscono intimamente la pensano così. Lo stesso si può dire riguardo le impressioni che ha avuto sul fotoritocco. E’ sempre circoscritto a quelle attività che un tempo si svolgevano in camera oscura, pertanto ridotto all’osso.
Potrei concludere con una foto che avalla quanto sostenuto sopra, ma questo è proprio il punto della riflessione nella quale un ma fa sempre la sua figura.
Era l’otto di luglio quando mi recai per la prima volta a Negrar (Vr) in Valpolicella, e questo qui sotto è ciò che vidi: verso sera, volgendo lo sguardo nella direzione dei monti, una fastidiosa foschia avvolgeva l’intero paesaggio. Non era quello che volevo vedere. Ho cercato diverse angolazioni, ma non sono riuscito ad ottenere nulla di meglio rispetto a questa foto.
Penso non ci sia nulla di male. In fondo, non sempre le condizioni metereologiche sono favorevoli. Eppure non volevo darmi per vinto. Nella tranquillità del mio studio, ho post-prodotto la foto nell’immagine sottostante.
Volevo una realtà differente e l’ho ottenuta piegando le “curve” e le “tonalità e saturazione dei colori” ai miei desideri, lo stesso si può dire dell’ultimo tocco mirato di “maschera di contrasto” per valorizzare i centri urbani. Sono riuscito a trattenermi dal ritagliare la vegetazione in basso per evitare di ridimensionare la foto senza rispettare le dimensioni originarie.
Il punto è: volevo una realtà differente e senza foschia, e la volevo così tanto che ho manipolato quel che avevo pur di ottenerla.
Concludo chiedendomi che senso abbia tutto ciò ma soprattutto quanto ciò appartenga alla persona pacata quale sono. Non posso fare a meno di constatare che le persone sono molto più complesse di quel che sembrano (o che danno prevalentemente a vedere) e che – di tanto in tanto – affiorano lati del carattere che solitamente restano celati da qualche parte. Adoro la fotografia anche per questo.